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“I paesi africani importatori netti di prodotti alimentari, ora, sono costretti a riflettere in una prospettiva di lungo termine sul modo meno oneroso per far fronte ai bisogni delle popolazioni”: Baba Dioum, coordinatore della Conferenza dei ministri dell’Agricoltura dell’Africa occidentale e centrale, è convinto che la forte instabilità dei prezzi dei beni di prima necessità possa essere un’occasione. L’idea costituisce il cuore di un’ampia intervista pubblicata dal quotidiano economico ‘Les Afriques’, che titola ‘L’agricoltura africana ora può attrarre gli investimenti privati’. Dioum parte da un’analisi della “debolezza” storica dell’agricoltura africana, segnata dal livello di produttività più basso del mondo e dall’incapacità di “realizzare un tasso di crescita superiore alla crescita demografica”. Oggi come 10 anni fa, sottolinea l’economista, il continente resta “la sola regione del mondo importatrice netta di prodotti alimentari”; in molti paesi, continua Dioum, domina “una piccola agricoltura di sussistenza che non guarda al mercato”, penalizzata sia “dal disimpegno dello stato” che dalla “liberalizzazione economica”. Al di là di fattori congiunturali, come le alluvioni e le siccità che nel 2008 hanno colpito diverse regioni del continente, le difficoltà dell’agricoltura dell’Africa sembrano essere le stesse di anni fa. “Gli obiettivi – sostiene l’economista – non sono cambiati: portare il tasso di crescita dell’agricoltura dal 2 al 4% con lo scopo di ridurre le importazioni alimentari e invertire la tendenza al ribasso delle esportazioni, migliorare la sicurezza alimentare e contrastare in modo deciso la povertà, soprattutto nelle campagne attraverso la creazione di nuove opportunità di lavoro”. Obiettivi difficili da raggiungere, ma che diventano più vicini se i governi e gli organismi panafricani puntano “sull’integrazione dei mercati regionali per sfruttare meglio le complementarità tra i diversi paesi”, ad esempio quelli del Golfo di Guinea e del Sahel. Nonostante le distorsioni dei mercati provocate dai sussidi degli Stati Uniti e dell’Unione Europea ai produttori nazionali, conclude Dioum, l’agricoltura africana può attrarre investimenti privati proprio in conseguenza della crisi alimentare. “La grande sfida per i governi africani – conclude l’economista – è convincere i privati a investire in modo massiccio nel settore agricolo invece di privilegiare importazioni sempre più costose. Le condizioni economiche per un rilancio dell’agricoltura ci sono tutte, anche perché la crisi alimentare, secondo la gran parte degli specialisti, durerà almeno fino al 2017”.

Per approfondire : http://www.lesafriques.com

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