Segnaliamo da Osservatorio sui Balcani un’interessante articolo di Marjola Rukaj

L’Albania ha di fronte a sé un difficile test da superare per poter avanzare lungo il percorso dell’integrazione europea: le elezioni politiche del 28 giugno. Nella cronaca della nostra corrispondente le posizioni dei partiti e la campagna elettorale
Mancano pochi giorni alle fatidiche elezioni del 28 giugno, che metteranno a dura prova il futuro prossimo dell’Albania. La campagna elettorale iniziata lo scorso primo giugno è stata una delle più animate che il paese abbia mai vissuto. Sono state diverse le novità di tipo legislativo e mediatico, mentre non è mancata la tipica atmosfera di conflittualità e ostruzionismo che da sempre caratterizza le campagne elettorali albanesi.

Il futuro dell’Albania dipenderà, secondo i severi osservatori internazionali, dalla regolarità e dalla democrazia dimostrata nelle prossime elezioni. Uno dei cavalli di battaglia del governo Berisha, la candidatura del paese all’UE, è solo una delle questioni strettamente collegate all’andamento delle elezioni. Ne è prova la recente decisione di Bruxelles di rifiutare la tanto agognata liberalizzazione dei visti per i cittadini albanesi, concessione invece approvata per i vicini serbi, macedoni e montenegrini.

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Le scarse differenze tra i poli elettorali sono evidenti anche negli slogan e nella concezione mediatica della campagna. “L’Albania sta cambiando” (Shqiperia po ndryshon) è quello di Berisha, cantato a ritmo di rock jugoslavo dagli albano- macedoni Elita 5 e una serie di altri cantanti pop provenienti da tutte le terre albanesi. Mentre Edi Rama, collaborando con i tiranesi Westside Family, lancia il messaggio “Alzati” (Cohu), ricordando una nota poesia della Rilidnja albanese, invitando naturalmente al cambiamento.

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