La CISL lancia un appello urgente al governo italiano e alla Unione Europea perché recepiscano le richieste del sindacato e di tutte le organizzazioni democratiche birmane che chiedono alla comunità internazionale di condizionare l’accettazione delle elezioni alle seguenti condizioni:

  • l’immediata e incondizionata liberazione di Aung San Suu Kyi e degli altri detenuti politici, e la garanzia a tutti loro del diritto a partecipare ed essere candidati alle elezioni;
  • la cessazione di tutti gli attacchi contro le comunità etniche e gli attivisti democratici;
  • la apertura immediata di un dialogo genuino ed inclusivo tra la giunta, le organizzazioni democratiche e le nazionalità etniche, che comprende la revisione della costituzione.

Con l’appello la Cisl condanna duramente la giunta militare birmana e le inaccettabili nuove leggi elettorali, che impediscono alla eroina Aung San Suu Kyi e agli oltre 2.100 detenuti politici di candidarsi e di votare alle prossime elezioni. Queste leggi sono la tragica conferma della totale non credibilità delle elezioni e rappresentano l’assoluta non volontà della giunta militare di avviare una rapida ed effettiva transizione alla democrazia .

L’appello, che la CISL invita a sottoscrivere, chiede:

Che il governo italiano, il Parlamento, il Rappresentante Speciale UE assumano queste tre richieste e condizionino la accettazione delle elezioni alla loro attuazione, avviando una consultazione urgente con le organizzazioni sindacali e democratiche birmane.

Che il governo italiano si impegni perché la UE decida un rafforzamento delle sanzioni economiche mirate, con l’inclusione dei settori finanziari ed assicurativi, con il divieto di nuovi investimenti e con procedure di controllo certe ed efficaci. Tali sanzioni saranno applicate secondo modalità flessibili, a seconda degli sviluppi positivi o negativi del processo politico.

Che la UE promuova tali legittime richieste nei negoziati con i paesi asiatici.

Che la UE si adoperi attivamente perché il Consiglio di Sicurezza ONU approvi un embargo globale sugli armamenti verso la Birmania.

Che la UE appoggi la raccomandazione del Relatore Speciale ONU per i Diritti Umani in Birmania, per la costituzione di una Commissione d’Inchiesta ONU sui crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dalla giunta.

L’Italia non può restare silenziosa.

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