Segnaliamo da Misna:

Un esempio per molti altri paesi che possono imparare dall’esperienza namibiana una utile lezione su come gestire un’emergenza: così il direttore generale dell’Organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), Jacques Diouf, ha reso omaggio alla Namibia per come ha gestito l’ultima epidemia di Febbre della Rift Valley (Rift valley fever, Rvf). Tornata nel paese lo scorso Maggio dopo un’assenza di 25 anni, la febbre (in grado di decimare rapidamente il bestiame, ma in alcuni casi letale anche per l’uomo a cui può essere trasmessa) si è rapidamente diffusa a causa delle forti piogge e delle alluvioni dei mesi scorsi che facilitano la riproduzione della zanzara che trasporta il virus. Nonostante da anni il personale sanitario e veterinario della Namibia non avesse avuto a che fare con la malattia, ha sottolineato Diouf, è stato in grado di organizzare una rapidissima campagna di risposta, contrasto e vaccinazione. Una gestione della situazione e dell’emergenza definita “impressionante” dalla struttura delle Nazioni Unite. La febbre della Rift Valley (che deve il suo nome all’omonima località keniana dove per la prima volta nel 1931 venne isolato il virus) è una malattia infettiva che colpisce sia gli animali – soprattutto ovini, bovini, caprini e cammelli – sia l’uomo. Non esiste una cura specifica, ma solo una terapia sintomatica e di supporto, basata sulla vaccinazione degli animali, su adeguate misure di protezione per evitare il contatto con materiale infetto e sul controllo della diffusione delle zanzare. Ad aprile una grave epidemia di Rvf è scoppiata in Sudafrica, dove ha provocato, oltre alla morte di un gran numero di capi di bestiame, anche il decesso di almeno due persone.