Segnaliamo un reportage di Luca Pautasso, pubblicato su Linkiesta

Acqua pulita per tutti, in tutte le condizioni ambientali, anche le più compromesse. Paolo Franceschetti, 29enne, ricercatore presso la facoltà di Scienze Ambientali dell’Università di Venezia, ha molto probabilmente trovato la soluzione pratica a uno dei più grandi problemi del pianeta. E così rivoluzionaria da essere stata cooptata all’interno di uno speciale programma delle Nazioni Unite che raccoglie e promuove tutte le idee e i progetti considerati capaci di portare sviluppo e benessere all’intera umanità.

La sua invenzione si chiama SOLWA, acronimo di “solar water”, un nome che già di per sé è tutto un programma. L’idea è tanto semplice quanto è vasta la portata delle sue applicazioni pratiche: si tratta di una sorta di serra all’interno della quale l’acqua salata del mare, oppure quella proveniente da falde inquinate, o comunque contenente “presenze” pericolose per la salute, viene fatta prima evaporare, quindi liberata dagli agenti contaminanti e infine condensata nuovamente, finalmente bevibile e purissima. Il processo è così elementare da somigliare molto a quanto avviene sotto il coperchio di una pentola in cui sta bollendo l’acqua per la pasta. E, a conti fatti, è altrettanto facile da realizzare. Con una differenza: nel caso della serra di Paolo, infatti, basta una temperatura di appena 60 gradi centigradi per attivare il processo, ancora più bassa se contemporaneamente si insuffla all’interno del sistema aria secca in grado di favorire l’evaporazione attraverso il principio noto a chimici e fisici come “Legge dell’equilibrio mobile”.

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Per saperne di più:

www.ideassonline.org/public/pdf/SolwaDocumentEng.pdf
www.ideassonline.org/public/pdf/br_48_01.pdf

Ecco infine un’intervista di Matteo Gracis a Paolo Franceschetti: