Dopo settimane di discussioni, in Parlamento e fuori, l’Albania ha un nuovo presidente. E’ Bujar Nishani, attualmente ministro della Giustizia. Un fedelissimo del premier Berisha

Sarà Bujar Nishani il nuovo presidente dell’Albania. E’ quanto hanno deciso i parlamentari albanesi lunedì sera: 73 voti a favore sui 140 possibili, maggioranza semplice. Bujar Nishani, attualmente ministro della Giustizia, proviene dalle fila dei fedeli di Berisha. In politica dal 2005, ha occupato varie cariche importanti tra cui quella di ministro della Difesa.

La sua candidatura ha stupito molti: ci si aspettava infatti una personalità di spicco, possibilmente super partes, esterna alla politica dei partiti di Tirana. Nishani è invece esattamente quello che i due leader Edi Rama e Sali Berisha si erano promessi di non nominare alla carica di Presidente della Repubblica: un politico, un ministro al potere, un fedele del premier Berisha ed una delle personalità più conformiste e anonime della politica albanese, tanto che i giornalisti di Tirana non sono riusciti a stendere più di due righe asciutte sulla biografia del futuro presidente.

Quello che non fa sperar bene per il destino della lacerata democrazia albanese è che è probabile che Nishani sarà un presidente mite e manipolabile. Non era stato così per il presidente uscente Bamir Topi, che aveva fatto della sua carica una barriera scomoda per Berisha. E ne ha pagato le conseguenze: Topi sarà tra i pochi presidenti albanesi a non vedersi candidare ad un secondo mandato.

Ora, dopo la nomina di Nishani alla carica di Presidente della Repubblica, il premier Berisha può dormire sonni tranquilli e godere dell’armonia che vi sarà tra tutti i poteri in Albania, sotto l’insegna del suo partito e della sua persona.

Niente di nuovo

Anche la conflittualità con il suo rivale Edi Rama rimane stabile e irrisolta. L’elezione del nuovo Presidente della Repubblica non ha fatto che confermare che ormai le polemiche tra i due costituiscono l’amara normalità della politica albanese.

Bujar Nishani è stato votato in parlamento solamente dai parlamentari di destra alleati di Berisha ed ha ottenuto i voti minimi necessari alla sua elezione.

L’opposizione, come spesso accade ormai nel parlamento albanese, aveva nel frattempo boicottato l’aula, in segno di protesta per la candidatura di un membro del governo e una personalità che non promette affatto di essere super partes.

Ma la facilità con cui è stato eletto il candidato di Berisha è anche una conseguenza dell’operato di Edi Rama. La stessa procedura di elezione del presidente, che avviene con modalità estremamente sbrigative, praticamente come se fosse una semplice votazione parlamentare, è frutto di una riforma voluta e firmata tra l’altro anche da Rama, nel 2008. Corte vedute e poco senso della democrazia sembrano essere caratteristiche che accomunano entrambi i leader albanesi.

Nomi al vento

Questa volta la maggior parte del processo si è svolta fuori dal parlamento, sotto i riflettori dei media. La discussione delle candidature ha inchiodato gli albanesi davanti agli schermi con un interesse quasi da campionato di calcio.

E i nomi che giravano hanno ravvivato parecchio il dibattito. Sono circolati nomi dei professionisti della politica, spesso suggeriti dai diplomatici europei; ma non sono mancate alcune personalità dell’élite economica e politica albanese tra le quali ad esempio Artan Hoxha, intellettuale e presidente di una delle numerose e screditate università private che pullulano in Albania e difensore di Berisha in ogni talk show televisivo.

Per qualche giorno gli albanesi hanno creduto che capo dello Stato sarebbe arrivata una donna, per la prima volta nella storia dell’Albania. La candidata era l’attuale presidente del parlamento albanese, Jozefina Topalli.

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