(di Diego Minuti) (ANSAmed) – TUNISI – Per decenni quello dell’istruzione gratuita e’ stato il pubblicizzato fiore all’occhiello del Marocco, ma oggi, con la crisi che si fa sentire pesantemente anche nel Regno, questa epoca sta per finire. Solo i meno abbienti non pagheranno tasse scolastiche, ma grazie alle rette che verranno dai piu’ ricchi.

La rivoluzione scattera’ a partire dall’anno scolastico ed accademico 2013/2014, ma l’annuncio dato ieri dal ministro dell’Istruzione superiore, Lahcen Daoudi, sta gia’ scatenando un putiferio, soprattutto nei sindacati dei docenti che ci vedono un inaccettabile passo indietro, almeno per i meccanismi di restribuzione. Anche perche’ la ”super-riforma” del settore prevede che finisca per i professori l’avanzamento di carriera legato all’anzianita’, facendo passare ogni miglioramento economico per le pubblicazioni, in riviste specializzate o libri. Un vero terremoto, quindi, per un settore che sino ad oggi ha connotato positivamente lo Stato sociale marocchino, ma che non puo’ essere piu’ sostenuto dal pubblico. Settore che, sottolinea Daoudi, se ha molti pregi, ha anche tanti difetti che non si puo’ fare finta di non vedere.

Una riforma che, per essere economicamente sostenibile, passa necessariamente anche per una ”finanza creativa”, grazie ad innovativi accordi con Paesi stranieri, disponibili ad investire nell’istruzione marocchina. E se le iniziative francesi (visti gli storici legami tra i due Paesi) sono abbastanza scontate, meno lo sono quelle che, ad esempio, vengono dai russi che, a Casablanca, forse gia’ entro il prossimo anno accademico, realizzeranno una grande universita’ multidisciplinare (con 14 facolta’), in cui i corsi si faranno esclusivamente in inglese e, appunto, in lingua russa.

Ma dove la riforma incidera’ in profondita’ e’ soprattutto nell’insegnamento superiore e nelle universita’, che oggi godono di una totale gratuita’ ormai non piu’ praticabile.

Prima di decidere i criteri in base ai quali legare il contributo degli studenti, Daoudi ha fatto gia’ dei passi, scoprendo, ad esempio, che nella scuola Mohammedia per ingegneri il 60 per cento degli studenti e’ in grado di pagare una retta, che consenta il mantenimento del livello dell’insegnamento e anche di aiutare i meno abbienti, che continueranno a studiare senza pagare. Un po’ lo stesso criterio che sara’ adottato negli istituti superiori, che oggi non prevedono alcun esborso, sia da parte dei piu’ poveri, che dei ricchissimi.

Il ministro non si nasconde le difficolta’ del suo progetto, ma, come ha detto in una intervista, se si e’ riusciti a infrangere il tabu’ dell’intangibilita’ del prezzo della benzina e del gasolio, si superera’ anche questa, pur privilegiando, ha voluto sottolineare, ”pedagogia e concertazione”.

Per l’universita’ la riforma ha i suoi punti fermi: avanzamento di carriera in base alle pubblicazioni, valutate da commissioni terze; limiti ai professori che insegnano in strutture private; ordine nell’attuale giungla di master e diplomi universitari e post laurea. (ANSAmed).