Da almeno un decennio è l’Africa a tirare la corsa sull’impiego innovativo delle nuove tecnologie per promuovere cambiamento e partecipazione – pur se troppo spesso ciò rimane al di sotto del radar dell’attenzione mediatica e pubblica occidentale. La tradizionale ingegnosità popolare accoppiata a strumenti online e ’tecnologie a misura di esseri umani’ spesso riesce a cambiare davvero le cose.

Basti pensare all’efficacia di progetti come Ushahidi, piattaforma web che nel 2008 raccoglieva su una mappa interattiva le testimonianze dei cittadini sulle violenze post-elettorali utilizzando SMS, segnalazioni online, email (poi anche via Twitter). Da allora tale piattaforma open source è stata usata ed adattata per luoghi ed esigenze assai diverse, dal terremoto ad Haiti a ’Al Jazeera’ durante la guerra a Gaza, da Vote Report India (per monitorare le elezioni locali) a Pak Voices (per mappare gli incidenti violenti in Pakistan). E il progetto continua a crescere sia come funzionalità crowdmapping aperte a tutti sia come vera e propria struttura imprenditoriale.

Senza dimenticare una varietà di progetti per monitorare le elezioni, svelare le corruzioni governative, ridurre la violenza e altre iniziative locali coordinate dai cittadini e basate su semplici ma ingegnose soluzioni tecniche che integrano al meglio cellulari, Internet e partecipazione sul campo. Negli scorsi anni sono così nate piattaforme collaborative per la raccolta di SMS per la tutela dei minori in Benin, la creazione di database interattivi sui bilanci di governi e ONG africane, l’impegno per la creazione di open data istituzionali in Kenya , fino a progetti sulla scarsità e la gestione dell’acqua nelle zone rurali in Tanzania e alle inchieste per documentare i disboscamenti illegali e la corruzione diffusa in Madagascar.

viaL’Indro: Tecnologie e società: impariamo dall’Africa.