Rabat (Marocco), 24 set. (LaPresse/AP) – “Nonostante tutti gli sforzi, le violenze contro le donne in Marocco sono ancora diffuse. E quelle contro le mogli rappresentano il 50 per cento di tutti gli attacchi contro le donne”. Lo ha rivelato Bassima Hakkaoui, ministro per lo Sviluppo sociale del Paese nordafricano, intervenendo in apertura di una conferenza regionale sul tema. Secondo le statistiche del ministero, 6 milioni di donne in Marocco sono vittima di violenza, quasi una su tre. In merito a questi casi, la Hakkaoui ha appunto spiegato che la metà sono avvenuti all’interno del matrimonio. Un dato che va paragonato al 16% dell’Europa e al 60% della Tunisia e dell’Algeria.

Il tema della violenza contro le donne è tornato all’attenzione nazionale a marzo, in seguito al suicidio della 16enne Amina al-Filali, costretta a sposare l’uomo che l’aveva stuprata. Un caso che ha sollevato anche l’attenzione internazionale e aspre critiche sul codice penale in vigore in Marocco, dove vivono 33 milioni di persone. Per uccidersi, la giovane ha assunto veleno dopo alcuni mesi di nozze.

La Hakkaoui, membro di un partito moderato islamico che ha vinto le elezioni di novembre e unico ministro donna del Paese nordafricano, ha promesso che cercherà di promuovere la legge per proteggere le donne, che da otto anni ormai giace in Parlamento. Ma il lavoro del ministro ha raccolto non poche critiche. La Hakkaoui è stata accusata infatti di non aver fatto abbastanza per proteggere le donne e per aver cambiato la legge che permette agli stupratori di essere scagionati se sposano la propria vittima.

L’età minima per il matrimonio nel Paese nordafricano sono i 18 anni, ma i giudici possono dare il proprio ok a nozze anche tra persone più giovani, comuni soprattutto in aree rurali povere e legate alla tradizione. Il Marocco ha aggiornato il codice sulla famiglia nel 2004 per migliorare la situazione delle donne, ma gli attivisti sostengono che molto debba ancora essere fatto. Khadija Ryadi, presidente dell’Associazione marocchina per i diritti umani, ha espresso dubbi sulla promessa della Hakkaoui di far approvare realmente il provvedimento in discussione la Parlamento. “Questa legge – ha commentato la Ryadi – è ferma dal 2004 e Bassima Hakkaoui è il terzo ministro che ne parla. Non capisco questo ritardo”.

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