Il 9 settembre 2013 Daniel Tarozzi ha intrapreso, in collaborazione con “Il Fatto Quotidiano” (sul quale ha anche un blog), un lungo viaggio in quest’Italia che cambia. Ha scelto di attraversare la nostra penisola con un chiodo fisso in testa: stanare e raccontare quelle esperienze che raramente vediamo in tv e di cui non leggiamo spesso sui giornali. Perché “stanare”? Perché spesso le storie che meriterebbero di essere protagoniste sono quelle di chi in silenzio e con determinazione ha messo in moto le energie e ha cominciato a raddrizzare, rivoluzionare, correggere e rifare, senza eco né megafoni. Non solo l’Italia dell’associazionismo, ma anche l’Italia degli orti collettivi, delle transition town, dei progetti di co-housing… Quell’Italia che vale davvero la pena raccontare. Il viaggio, che si è concluso pochi giorni fa, lo ha portato a incontrare una penisola “sfaccettata, fatta di manager e di giovani “diversamente occupati”, di uomini e donne, di esperienze radicali e di politiche virtuose, di successi, ma anche di sconfitte, difficoltà, preoccupazioni”. Daniel ha fatto questo viaggio in camper, ma non è il solito tour elettorale, statene certi! Accompagnato dal suo pc e dalla telecamera, il suo è stato un “passaggio da nord a sud” attraverso storie, sguardi ed esperienze che saranno raccolte in un documentario, filo rosso una domanda: “Esiste davvero la possibilità di un mondo diverso o devo arrendermi alla decadenza raccontata quotidianamente dai mass media?”

Tutto ciò che ha visto e sentito Daniel l’ha raccontato anche in un libro che uscirà a luglio edito da Chiarelettere, ma sarà solo l’ultima in ordine di tempo di una serie di inchieste: da gli OGM in Italia, libro allegato al dvd “Il mondo secondo Monsanto“, ai documentari, tra cui “Primavere a Sarajevo” (con Andrea Boretti e Francesca Giomo), “Oltre Mumbai” (con Stefano Zoja e Silvia Tagliabue), “I sentieri della Memoria” (con Francesca Giomo), “Haiti l’isola spezzata”, “Sambiiga, Altro Fratello” (con Andrea Boretti e Michele Dotti).

Senza volerlo viene da canticchiare quella canzone di Francesco De Gregori, con la malinconia e allo stesso tempo la forza dell’ “Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre / l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, / viva l’Italia, l’Italia che resiste”. E ascoltando Daniel non possiamo non condividere che si tratta di un’Italia “fatta di movimenti, fatta di artigiani, di laureati, di contadini. Un’Italia fatta di giovani e di anziani, di donne e di uomini, di amministrazioni e di gruppi. Di esperienze radicali e di esperienze “integrate”. Di chi cerca di cambiare il mondo e di chi lotta per cambiare se stesso. Di chi ha detto basta al “lavoro” tradizionale, di chi ha detto basta alla politica tradizionale, di chi ha deciso di lasciare la città e di chi ha deciso di entrare in transizione. L’Italia dei “downshifter”, dei decrescenti, dei bioregionalisti, dei comuni virtuosi”.

L’Italia cui possiamo appartenere insomma. Che vive con poco e che cambia, senza miracoli sbandierati, ma spesso sottovoce e poco per volta.

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