“Si tratta – spiega Alfonso Pascale – di modalità innovative che integrano economia locale e offerta di servizi alla persona, assunzioni di responsabilità diffuse e forme di collaborazione tra soggetti pubblici, soggetti operanti nel terzo settore e soggetti privati secondo il principio di sussidiarietà”. E continua: “In una società in cui l’aspettativa di vita si dilata e i bisogni sociali richiedono risposte sempre più personalizzate, ma sempre meno esigibili con risorse pubbliche assottigliate dalla crisi fiscale, l’AS si presenta come una sorta di ciclo retroattivo, la cui ricorsività si ritrova nelle tradizioni civili del mondo rurale. Domini collettivi, monti frumentari, mutuo soccorso, chiese ricettizie, confraternite costituivano forme premoderne che permettevano ad ogni individuo di accedere ad una quantità di risorse sufficiente a metterlo in grado di assolvere i suoi obblighi verso la comunità nella lotta per la sopravvivenza. Forme non caritatevoli e assistenzialistiche ma partecipative, regolate da statuti così minuziosamente rispettosi delle prerogative dei soci e dei principi mutualistici da farcele apparire quasi come cooperative sociali ante litteram”.

I caratteri peculiari dell’Agricoltura Sociale – nella sintesi di Alfonso Pascale – si possono riassumere in cinque punti:

le motivazioni degli operatori presentano un diversa gerarchia di valori rispetto a quella che in genere viene attribuita al mondo delle imprese, in quanto l’attività economica trova impulso nella spinta verso la promozione umana e la giustizia sociale prima ancora che nell’obiettivo di massimizzare il profitto

il mercato viene concepito dagli operatori nella sua capacità inclusiva fino al punto di considerare il gioco competitivo tra i soggetti dello scambio economico (persone svantaggiate, imprenditori agricoli, reti sociali, consumatori attivi, ecc.) un team che persegue obiettivi comuni di reciproco vantaggio

il processo produttivo agricolo è valorizzato nella sua massima espressione multifunzionale perché genera nel contempo cibo, utilità sociale e tutela ambientale senza necessariamente dar vita ad attività distinte da quella propriamente agricola

il progetto da realizzare ha sempre una pluralità di attori privati (competenze diverse, imprese o strutture di cittadinanza attiva rivolte all’autoconsumo, ecc.), pubblici (settori diversi, ecc.) e collettivi (gestioni di patrimoni civici, ecc.)

le migliori pratiche manifestano sempre un protagonismo all’interno di Reti rurali o periurbane di Economia Solidale (RES), in cui interagiscono sistema della conoscenza, strategie economiche socialmente responsabili, reti informali di mutuo aiuto, beni relazionali riferiti all’arte, allo sport e al tempo libero e reti formali dei servizi e degli spazi pubblici.

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