Chiediamo giustizia e distribuzione equa delle risorse: ecco un altro dato su cui riflettere:

Al 40 per cento della popolazione più ricca va quasi un quarto della spesa per l’assistenza sociale italiana (calcolata in 67 miliardi). Sembra impossibile, ma è così. È il frutto di una cattiva gestione delle risorse e dell’adozione di indicatori nella valutazione del reddito che ne impediscono un’equa ripartizione. È il dato più eclatante che emerge dal rapporto Costruiamo il welfare di domani, realizzato da Prospettive sociali e sanitarie, Ars (Associazione per la ricerca sociale), Capp (Centro di ascolto delle politiche pubbliche), Istituto per le ricerche sociali (Irs) con il patrocinio della Fondazione Cariplo, e anticipato oggi a Roma alla presenza del viceministro del Welfare Maria Cecilia Guerra.

Un rapporto che, nel denunciare i limiti di un sistema di welfare da troppo tempo in attesa di una riforma, mette nero su bianco tre proposte per cambiare le cose.

È colpa dell’inadeguatezza del sistema, ad esempio, se l’Italia è terz’ultima nell’Ue27 nel rapporto tra i soldi spesi per contrastare la povertà e l’impatto effettivo sulla sua riduzione, davanti solo a Bulgaria e Grecia, e se permangono disparità tra regioni e tra generazioni nella distribuzione delle risorse.

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