Sul sito di Oxfam Ricardo Fuentes Nieva dimostra come negli Stati Uniti e nel Regno Unito i più ricchi hanno pagato meno tasse negli ultimi trent’anni e come sia aumentata la loro capacità di regolare il livello di tasse da pagare.

Non si tratta dunque di duro lavoro o fortuna. Anche Ben Bernanke, capo della Federal Reserve degli Stati Uniti, nel recente discorso inaugurale all’Università di Princeton (una delle più esclusive del mondo, sia per la difficoltà che per i costi), ammette che la meritocrazia è un sistema in cui “le persone più fortunate per la salute e per il patrimonio genetico, per il supporto familiare, e forse per il reddito; per le opportunità di carriera ed educazione, e per molti altri motivi difficili da elencare, queste sono le persone che ottengono le ricompense maggiori”.

E’ una sfida alle élite di tutto il mondo, e a due credenze ben radicate: che se sei ricco è perché te lo meriti; e che in una società equa ognuno è responsabile soltanto per sé stesso.

Ma i dati dimostrano che in molti paesi dimostrano che i privilegiati pagano sempre meno tasse.

In un articolo (pubblicato recentemente in un fascicolo sulla concentrazione del reddito del Journal of Economic Perspectives), Alvaredo, Atkinson, Picketty e Saez
analizzano le tendenze di lungo periodo delle tasse per l’1% più ricco di USA, UK, Germania e Francia.

Qui il grafico:

E va di pari passo l’aumento della quota di ricchezza posseduta. Ecco un altro grafico con un dato sull’Italia:

Il circolo che si autoalimenta è questo: più diventano ricchi, meglio riescono a influenzare le leggi sulla tassazione e ad aumentare quindi la propria ricchezza.

Come possiamo bilanciare questa pressione sulla politica?

viaHow do the rich get richer? Tax rates and the top 1 percent | Oxfam GB | Policy & Practice.