Un articolo apparso il 9 novembre sul Corriere della Sera:

Un intero arsenale chimico, 290 tonnellate di armi e mille di gas non ancora installate in bombe e testate, la macchina di devastazione e morte di Bashar Assad, il presidente siriano che ha incendiato il Medio Oriente fino al punto di innescare una escalation militare a livello mondiale: a breve potrebbe tutto finire dall’altra parte dell’Adriatico, in Albania, ad appena settanta di chilometri dalla Puglia, lo spicchio di Balcani che sarebbe stato scelto per la smaltimento deciso nell’ambito di una serie di delicate trattative condotte per mesi sul filo del baratro bellico.

Per il momento non c’è ancora niente di certo, ma la notizia – come riportato da Il Sole 24Ore – è già trapelata sui media russi e potrebbe essere fondata. Tanto più che in passato, nel 2007 e 2008, l’Abania ha provveduto a distruggere le armi a iprite risalenti al regime di Enver Hoxa. E così, inevitabilmente, i timori legati al trasferimento e allo smaltimento di un intero arsenale chimico, si allungano sulla Puglia, l’Occidente più vicino, per decenni base operativa e avamposto prezioso per la cupola internazionale che lucrava e continua a lucrare con il contrabbando di sigarette, il traffico di armi e droga, l’esodo a pagamento organizzato per traghettare da una parte all’Adriatico l’umanità in fuga da miseria e guerra. Insomma, un intero sistema criminale fondato su quel tratto di mare su cui proprio recentemente è tornata ad affacciarsi l’ombra minacciosa degli scafisti.

viaAllarme per la Puglia, l’arsenale di Assad smaltito in Albania – Corriere del Mezzogiorno.