Stupro coniugale, rapimento, giustificazione della violenza, discriminazione sul lavoro, “delitti d’onore”, legalizzazione della poligamia: sono tantissime le leggi sessiste tutt’ora in vigore nel mondo, che limitano e danneggiano le donne nella loro vita quotidiana e nei loro diritti più elementari, e impediscono il conseguimento di quell’uguaglianza che pure tanti Paesi si sono ufficialmente impegnati a raggiungere – almeno sulla carta. A ribadirlo, è un nuovo rapporto pubblicato dall’organizzazione internazionale Equality Now, uscito in occasione del 20 ° anniversario della Piattaforma di Pechino: era infatti il 1995 quando, alla quarta Conferenza mondiale sulle Donne organizzata dall’Onu, 189 governi avevano preso il solenne impegno di “revocare le restanti leggi che discriminano sulla base del sesso”. L’hanno rispettato? Sulla base del report, sembrerebbe proprio di no. Perché sebbene ci siano stati certo dei passi avanti, troppi Stati ancora oggi nel 2015 mantengono nei propri codici leggi che sono in diretta violazione della parità di genere, della non-discriminazione e della tutela dei diritti sancita dai principali trattati e convenzioni internazionali, dalla CEDAW (la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne) fino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Il report di Equality Now, che diverrà uno strumento della Commissione delle Nazioni Unite sul tema in riunione il prossimo mese, stila una raccolta-campione di leggi in vigore, o anche solo semplicemente emanate, mantenute da più di 50 governi. Le suddivide in: leggi che regolano lo status civile, personale, economico, e leggi che legittimano la violenza. Solo per citarne alcune, leggiamo ad esempio che in Arabia Saudita – che pure non ha firmato la Piattaforma di Pechino – è ancora in vigore la fatwa del 1990 che vieta alle donne “di guidare le automobili”, attività descritta come “una innegabile fonte di vizi” (per non parlare poi di tutta la serie di altre discriminazioni di cui sono vittime le donne saudite); in India, tra i primi paesi al mondo per numero di matrimoni precoci, una legge del 2013 ha confermato la legittimità dello stupro coniugale: “Il rapporto sessuale o gli atti sessuali compiuti da un uomo con la propria moglie, se la moglie non ha meno di quindici anni di età, non si definiscono stupro”; ancora, una legge yemenita del 1992 afferma che la moglie “deve consentire [al marito] di avere legittimamente rapporti se lei ne è fisicamente in grado”; mentre alle Bahamas, si definisce stupro solo il rapporto forzato con persone diverse dalla propria moglie, affermazione che implicitamente rende lecito lo stupro coniugale.

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