Una non trascurabile parte del Pil dei paesi europei di più recente ingresso è determinato, come risaputo, dal ruolo delle aziende straniere. In questo grafico – fonte Eurostat, anno 2011 – presentiamo i dati sulle partecipazioni di imprese estere in quelle nazionali. Ne risulta che l’Irlanda è l’economia comunitaria più aperta agli investimenti provenienti da fuori. Dopodiché, escluso il Lussemburgo, c’è una lunga serie di stati un tempo situati oltre la linea della cortina di ferro. Tra questi è l’Ungheria quello dove le imprese nazionali sono state scalate con più intensità da quelle estere. In pratica, il 55% del capitale aziendale medio è posseduto da compagnie non ungheresi.

 

Grafico partecipazioni straniere in imprese nazionali (Eurostat, Rassegna Est)

L’unico paese di recente ingresso dove questa percentuale non arriva al 20% è la Slovenia. Quanto all’Italia, malgrado i tanti articoli usciti negli ultimi mesi sulla colonizzazione operata dai capitali stranieri, protagonisti di diversi acquisti di storiche imprese del paese, il tasso di apertura della nostra economia agli investimenti dall’estero risulta basso. Il più basso, a essere precisi, tra i paesi fondatori o da più tempo membri dell’Unione europea.

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