Il 2015 è stato l’anno degli accordi globali. Con l’Agenda 2030 i governi di tutto il mondo promettono di “trasformare il mondo” e per questo si sono dati degli obiettivi universali, gli SDGs appunto.

La sfida è quella di concretizzare questi 17 obiettivi in politiche realmente “trasformative” nell’interesse di tutti, politiche che sfidino il concetto di crescita macroeconomica, che si prendono cura delle nostre risorse naturali con una prospettiva a lungo termine, politiche che rafforzano i diritti umani con l’obiettivo di non lasciare nessuno indietro.

E’ partita le sfida al “business as usual”, che nel frattempo sembra essere l’approccio dominante, soprattutto in Italia dove, al netto della partecipazione all’assemblea ONU di scorso settembre, nulla sembra muoversi su questo fronte. La sfida degli obiettivi universaliLa vera novità degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) è il concetto di universalità.

Non ci troviamo più davanti a obiettivi di riduzione della povertà o della mortalità infantile da raggiungere solo nei così detti paesi poveri, non si parla più di un’azione di aiuto dei paesi ricchi a beneficio dei paesi poveri, gli obiettivi e i target identificati sono universali e riguardano anche casa nostra, i nostri poveri, il nostro ambiente, la nostra salute.

Certo, è legittimo chiedersi se un programma universale abbia davvero lo stesso senso in tutti i paesi del mondo, quelli ad alto, medio e basso reddito. E i paesi “ricchi”, come il nostro, sono pronti per questo cambiamento di paradigma globale in cui lo sviluppo non è più qualcosa da portare “laggiù” ma qualcosa che deve concretizzarsi anche a casa nostra?

Sorgente: SDGs, serve un piano nazionale di attuazione | Info cooperazione